ASSUEFAZIONE

  • By daniele
  • Apr 19th, 2020
  • 2020

  • Aprile 19, 2020


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    SETTIMANE 06 – 07

    6 – 19 aprile 2020

    Ho raggiunto una certa stabilità nella didattica. Sento però che l’organizzazione che ho elaborato e mi ha sostenuto fino ad ora non è sufficiente per reggere sul lungo periodo. Mi sento assuefatta dai miei stessi ritmi e continuo a vedere sfocato il futuro. Anche gli studenti mi sembra diano i primi segni di cedimento. Prima di Pasqua carico del nuovo materiale e do nuovi compiti. Cose semplici perché mi rendo conto che faticano. Il mio proposito di fare lezione con zoom svanisce.

    Durante la pausa pasquale mi fermo. Ne ho bisogno. Correggo i compiti e poco altro, apro poco il computer. Alla ripresa delle lezioni invio i compiti a ogni singolo studente, controllo se hanno fatto quelli vecchi; non li ha fatti quasi nessuno e mi rendo conto che, dopo lo sprint iniziale, ora c’è un momento di stasi. Di noia mista a fatica. Gli studenti sono meno vivaci anche nelle chat e i contatti si diradano. Provo a rianimare i gruppi con messaggi vocali e invito a fare i compiti e a leggere il materiale, ma la risposta è sempre su un altro piano, più legata alla voglia del contatto, dello scambio e della relazione. Non insisto sui compiti, capisco che non ce la fanno e decido di rallentare ancora.

    Noto che anche i miei figli, soprattutto Arturo che ormai fa didattica on line tutti i giorni, fa le cose senza entusiasmo. Lui accanito lettore, ha perso la voglia di leggere libri; passa tante ore davanti allo schermo. Non gli dico nulla, perché ormai non esce di casa da 7 settimane ed è ipersensibile a qualsiasi osservazione; più sta a casa più non vuole uscire, neanche a fare un giro dell’isolato. Anche Anna, dopo i primi entusiasmi per il contatto con la classe ora ritorna a essere svogliata. Le sue lezioni, rispetto a quelle di suo fratello, sono faticose, confuse e soprattutto al pomeriggio tardi. Anche lei non vuole più uscire. Il mondo fuori fa paura. E così inizia a prendere forma un’idea che avevo pensato qualche settimana fa: aprire i cortili delle scuole.

    In fondo non dovremmo sottovalutare quali paure e difficoltà potranno avere bambini e bambine quando torneranno fisicamente a scuola. E questo forse vale anche per gli studenti adulti. Le scuole sono il naturale punto di riferimento di un quartiere e di una comunità, un luogo rassicurante, e in certe zone remote del Paese sono l’unico segno dello Stato.

    Aprire i cortili scolastici in modo controllato e contingentato può essere una prima azione per realizzare un riavvicinamento alla scuola, alleviando così la quotidianità di molte famiglie. Pensare a questo progetto mi aiuta a trovare entusiasmo.

    Ho bisogno pensare alla scuola in modo diverso per rinnovare il pensiero. Ho passato sette settimane compressa nel modo digitale, ora devo disintossicarmi per ritrovare vigore. Scrivo un articolo per il Giornale dell’Architettura – Scuola senza spazio – e inizio a ragionare, con alcuni genitori della scuola di Anna e Arturo, su come articolare il progetto “Apriamo i cortili delle scuole”.

     

    daniele

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