ATTESA

  • By daniele
  • Mar 8th, 2020
  • 2020

  • Marzo 8, 2020


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    SETTIMANA 01

    2– 8 marzo 2020

    Le scuole vengono sanificate, noi docenti riceviamo giornalmente circolari sulle modalità di accesso alla scuola, si fanno riunioni in piccoli gruppi (senza alcun tipo di avvertimento sulla distanza fisica da mantenere) e iniziano serrati scambi di mail tra colleghi. La confusione è molta. Non siamo attrezzati per una didattica on-line e in ogni caso dobbiamo tenere conto che le nostre classi sono composte da persone adulte, immigrate, nella maggior parte poco scolarizzate, che in questo momento si trovano, come tutti noi, ad avere figli e figlie a casa e, per alcuni di loro, la situazione è particolarmente pesante perché lavorano. Dobbiamo tenere conto che per loro seguire la scuola adesso è indubbiamente più faticoso, ma siamo consapevoli che siamo un punto di riferimento che non può mancare.

    Le scuole con personale formato e strumentazione adeguata per la didattica on-line usano questa settimana per programmare e comunicare alle famiglie la nuova organizzazione. Nella nostra scuola, invece, siamo spaesati e solo verso fine settimana due docenti propongono l’uso del padlet, una piattaforma facile da usare, per cui non c’è bisogno di avere una mail, né di farsi un account. Alla maggior parte di noi sembra una buona soluzione, per caricare materiali, video o documenti e avere quindi un “qualcosa” da condividere con gli studenti. Rimaneva però da capire come contattarli.

    Molti studenti e studentesse non hanno la mail, o comunque la usano di rado, la maggior parte delle donne arabe danno come riferimento il telefono dei mariti, alcune classi sono scolarizzate, altre sono composte da analfabeti; ci sono situazioni di persone che vivono in comunità o in case-famiglia, altri che comunque vivono in situazioni di precarietà. Le classi dei minori si dimostrano le più facili da raggiungere.

    L’autogestione e l’auto-organizzazione ha comunque dato risultati inaspettati nonostante le diverse posizioni che si sono delineate tra i docenti: tutti i coordinatori hanno chiamato uno a uno gli studenti, alcuni di loro hanno formato gruppi whatsapp, altri hanno preferito lasciare come riferimento solo una mail. Per gli analfabeti si è formato un gruppo specifico di lavoro per capire cosa fare.

    Sono tra le ultime ad aprire il padlet; avevo bisogno di capire come organizzarmi e come dare senso a un percorso che già in aula aveva le sue difficoltà visto l’alto numero di classi che mi era stato assegnato. Io insegno tecnologia e fino a Natale avevo 6 classi. A gennaio me ne sono state date 12: 2 di minori, 6 di media/bassa scolarità (e/Eb), 1 intermedia (Pf) e 3 di alta scolarità (F).

    Alcuni di loro li avevo visti tre o quattro volte, non avevo ancora memorizzato nomi e volti e stavo ancora capendo come riconfigurare i programmi di tecnologia rispetto ai diversi tipi di scolarizzazione. Osservo con attenzione la discussione tra i miei colleghi e nel frattempo inizio a cercare corsi di formazione. Non so da dove iniziare.

    Per i miei figli è vacanza, anche la loro scuola non è pronta. Questa condizione mentale non ha aiutato l’organizzazione familiare, non c’erano restrizioni e nessuno ci aveva detto che dovevamo star distanti gli uni dagli altri, quindi amici e nonni vanno e vengono da casa nostra. A fine settimana arriva la notizia che si prolunga ancora la chiusura delle scuole. Viene annullato anche il mio intervento pubblico a “Il Potere delle Parole”, un progetto curato dal Fondo Tullio De Mauro. Noi smettiamo di vedere i nonni e invitare gli amici.

     

    daniele

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