Ma chi progetta il registro elettronico?

  • By daniele
  • Ott 22nd, 2019
  • 2019

  • 22 Ottobre, 2019


  • Due settimane fa ero a un corso di formazione per l’uso del registro elettronico, che si è concluso così: “comunque non vi preoccupate se le cose non tornano mi chiamate e cerchiamo di risolvere il problema, tanto ricordatevi che il registro elettronico delle scuole e il portale del Sidi non si parlano”.

    Oltre al merito, non mi tornava il metodo, ma ero in penultima fila e magari non ho sentito bene.

    Nello stesso giorno, al pomeriggio, sono andata alla riunione nella scuola media dei miei figli e ci sono state classi in cui non sono mancate lunghe discussioni su: “È meglio scrivere i compiti nel registro elettronico il giorno in cui si assegnano o nel giorno in cui si devono portare?”. Risultato: ogni docente fa come crede; in alcune classi “virtuose” si mettono d’accordo.

     

    Premessa IO NON SONO CONTRO L’USO DELLA TECNOLOGIA DIGITALE A SCUOLA. Lo scrivo grosso, perché sia chiaro. Ciò non toglie che ci sono aspetti, della traduzione digitale di alcuni processi, che mi lasciano perplessa.

    Da docente mi rende perplessa la NON semplificazione del lavoro e da genitore il fatto che possa vedere i voti, o le note, anche prima che i miei figli arrivino a casa. Il diario cartaceo ha sempre delegato i bambini e i ragazzi a comunicare alla famiglia ciò che avviene a scuola; oggi non è più così, e non sono convinta che questo sia positivo sotto il profilo educativo. 

    Ma in quel lontano martedì, in cui sono stata chiamata a occuparmi del registro elettronico nella doppia veste di docente e genitore, mi è stato chiaro che il problema è molto più sfaccettato e infido rispetto alle mie elucubrazioni sulla contrapposizione tra “delega” e “controllo” di adolescenti che devono maturare un senso di responsabilità e l’aggravio di lavoro che oggi la scuola vive a causa della tecnologia. A proposito, per questo ultimo punto consiglio la lettura dell’articolo di Enrico Manera “Burocrazia digitale a scuola“.

    Come spesso succede quando cerco una logica nelle situazioni intricate e complesse ho preso carta e penna e, appigliandomi alla mia formazione, mi sono fatta degli schemi per capire i processi del passaggio dal registro cartaceo a quello digitale.

    Il registro elettronico mette insieme tre componenti:

    il Diario: strumento di comunicazione tra scuola e famiglia, dove si segnano i compiti, i voti, gli avvisi. Il diario è dell’alunno.

    il Registro del Docente: dove si segnano i voti, le lezioni fatte, i comportamenti degli alunni e appunti vari. Il registro è del docente.

    il Registro di Classe: dove si segnano le comunicazioni generali, gli assenti, le note, i compiti e le lezioni fatte. Il registro è della classe ed è visibile ai docenti e agli alunni. Oggi anche ai genitori, che possono vedere presenze, assenze, note e i compiti assegnati (in tempo reale!!)

    Mi chiedo dunque se la diatriba dei compiti da scrivere nel registro elettronico “nel giorno in cui si danno o in quello in cui si devono portare”, nasca dal fatto che nel diario gli alunni hanno sempre scritto i compiti per il giorno in cui devono essere portati, ma nel registro di classe sono sempre stati scritti il giorno in cui venivano assegnati, insieme alle cose fatte a lezione. Se il diario dei ragazzi, in virtù del registro elettronico sparisce, quale delle due possibilità si tiene?

     

    Pensiero da genitore

    Io, come la maggior parte dei genitori sono andata in segreteria a prendere la password del registro elettronico. I miei figli no. Loro non hanno un “diario elettronico”. Quindi se prima io passavo da loro per sapere voti e compiti (dati a loro, non a me), ora se i docenti danno i compiti sono i miei figli che devono passare da me. È di pochi giorni fa un avviso che invitava noi genitori a guardare il registro elettronico per rimanere aggiornati su compiti che magari non venivano scritti sul diario. “Anche no” è stato il mio pensiero. La decisione è stata quella di consegnare la password a mio figlio e se proprio voglio sapere qualcosa, come con il diario chiedo a lui o guardo io direttamente.

    Ma chi non ha un computer a casa? Molti alunni che ho avuto non l’aveva; magari erano dotati di più cellulari ma non di computer, e sullo studio, i compiti, gli avvisi fa una bella differenza, anche perché i registri elettronici non sono intuitivi e soprattutto non sono fatti per mobile!! Qui si apre una riflessione che non è mai stata fatta sulla disuguaglianza che si accentua con un passaggio al digitale che non è stato frutto di un’attenta riflessione.

     

    Pensiero da docente

    Fino al 2016, io mi costruivo un file excel che affiancavo a un quaderno cartaceo che mi strutturavo in modo che fosse immediato arrivare all’informazione che mi serviva. In alcune classi faticose, due minuti a cercare un’informazione possono essere letali!! Le interfacce dei registri elettronici non sono intuitive, non hanno ancora una buona usabilità e soprattutto la rete non è veloce per arrivare all’informazione velocemente.

    Oggi uso google drive per appuntarmi le cose, segnarmi cosa faccio volta per volta, mettermi link a documenti, ecc… Condivido il file con gli altri docenti della classe in modo che – se vogliono – possono rimanere aggiornati su lezioni e informazioni che annoto sulla classe. L’usabilità di un file di drive è quasi assimilabile a un diario cartaceo, con il vantaggio che puoi condividerlo e linkare materiali utili. Continuo invece a tenere un quaderno per avere l’elenco degli alunni sotto gli occhi, segnarmi uscite o entrate, o altre informazioni che richiedono immediatezza quando sei in classe.

    Da sempre sono abituata a organizzarmi le informazioni come vengono comode a me e poi copiarle, sul registro (cartaceo o più comunemente elettronico) in un secondo momento, dunque non mi spaventa l’aggravio di lavoro, ma altri aspetti:

    • Le scuole non usano tutte lo stesso registro elettronico e, come deduco dalle parole del nostro formatore, i dati da ogni registro elettronico di ogni singola scuola vengono caricati (?) in un secondo momento sul Sidi; dunque non concorrono direttamente a costruire una piattaforma di dati omogenei. Dunque c’è una ridondanza di processo.
    • I dati raccolti rispondono a interrogazioni precise? Quando si costruisce una piattaforma per raccogliere informazioni occorre progettarla perché possa rispondere a delle domande, altrimenti ci ritroviamo come per l’anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica ad avere tantissimi dati, quasi inutilizzabili in quanto sono stati raccolti senza un progetto ex ante.

    Ho delle curiosità: quando si è dato avvio alla digitalizzazione dei registri come è stato programmato il lavoro? Chi ha studiato i processi? E soprattutto sono state consegnate delle linee di progettazione comuni (visto che di scuola statale stiamo parlando) alle aziende che hanno sviluppato i software? E in ultimo di questi processi si sono occupati dei programmatori o dei docenti o dei gruppi misti informatici/docenti/funzionari miur?

    La risposta in pare l’ho avuta. E non è confortante.

    Qualche anno fa era nato SISSI, applicativo dato gratuitamente alle scuole per la gestione amministrativa: non era un software adeguato e non era obbligatorio.
    Contemporaneamente sul libero mercato sono nati i primi applicativi e, NON essendo obbligatorio usare SISSI, le scuole hanno cominciato a cercare altri software con il risultato che oggi la situazione è molto frammentata e dipendente dalle capacità di spesa di ogni singola scuola, anche perché i registri elettronici migliori costano di più.

    Lo Stato?
    Probabilmente ha ritenuto che essendo le scuole “autonome”, e valutando che molte di loro avevano adottato software differenti, non ha prestato abbastanza attenzione a ciò che questa situazione avrebbe comportato.

    Il risultato?

    Tutti i registri elettronici sono ottimizzati per parlare con SIDI, ma NON per parlare tra di loro. Infatti non si parlano.

    Se una scuola cambia registro elettronico, quindi cambia prodotto, NON PUÒ nel nuovo registro avere a disposizione i dati caricati su quello precedente.

    Conseguenze:
    si devono caricare tutti i dati dal cartaceo (se si è tenuta memoria) a dal vecchio registro se si tiene un periodo finestra in cui è possibile accedere a entrambi i registri. In ogni caso bisogna caricare i singoli dati uno a uno.
    Ultima possibilità, se nessuna di quelle sopra è praticabile: si richiede all’azienda di dare i dati che però vengono restituiti tutti disaggregati e non più organizzati, dunque non utilizzabili.

    Inutile dire che prima di cambiare registro le scuole ci pensano, dunque si entra in una situazione di “dipendenza” verso un prodotto anche per il grosso rischio di perdere dati. Io personalmente ho perso la pagella di IV elementare di mia figlia proprio perché la scuola ha cambiato registro.

    Il motivo per cui molte scuole tengono il cartaceo (facendo un doppio lavoro) è il timore di PERDITA DI ACCESSIBILITÀ AI DATI.

    🔹 A questo si aggiunge che le scuole possono comprare anche solo singoli servizi da più aziende, per cui un docente si trova ad usare un registro per chiedere i permessi, un altro per quello di classe.

    🔹 Non apro il discorso sulla fruibilità perché sarei impietosa.

    🔹 Inoltre avere software diversi COSTRINGE a una formazione continua, con molto spreco di risorse economiche da parte delle scuole e di tempo per gestire la scuola.

    🔹 Altra cosa importante: oggi NON ESITONO DEI LIVELLI MINIMI DI FUNZIONAMENTO O CARATTERISTICHE MINIME RICHIESTI DAL MIUR

    🔹Alcuni registri hanno ottime piattaforme per la didattica online, e altri piattaforme quasi inutilizzabili (motivo per cui i docenti si stanno attrezzando con altro!!)

    In ultimo non si potrebbe usare SPID per accedere al registro, al SIDI, e a tutto ciò che ha a che fare con la scuola pubblica?

     

     

     

     

    daniele

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