Il mio intervento al Festival dell’Educazione 2018: per un Pensiero Creativo, Critico e Civico.

  • By daniele
  • Nov 29th, 2018
  • 2018

  • Novembre 29, 2018


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    Buongiorno a tutte e buongiorno a tutti
    e benvenuti alla Casa Teatro Ragazzi e Giovani per l’avvio dei lavori della terza edizione festival dell’educazione.

    Innanzi tutto un ringraziamento a chi ci ospita in questo luogo indubbiamente importante per l’offerta culturale che offre alla Città, alla divisione servizi educativi e alle scuole.

    Arrivare a questa giornata ha richiesto – in particolare in queste ultime settimane – un intenso lavoro organizzativo e gestionale, per cui ringrazio gli uffici, i dirigenti e il direttore, Giuseppe Nota per il loro lavoro.

    Ringrazio Anna Maria Venera – non solo perché mi ha proposto il tema – ma la ringrazio anche per il grande lavoro di coordinamento del comitato scientifico.
    Un grazie quindi a: Maria Grazia Contini, Domenico Chiesa, Roberto Farnè, Franco Lorenzoni, Sara Nosari, Maura Striano e Sergio Tramma.
    Grazie per il vostro lavoro, la vostra passione e le vostre riflessioni, base fondamentale su cui si è articolato il festival.

    Grazie a tutti i soggetti che hanno contribuito ai contenuti del Festival, l’Ufficio Scolastico Regionale, l’Ufficio Scolastico Territoriale e le autonomie scolastiche; tutti i dirigenti scolastici, l’ Università degli Studi di Torino, il Politecnico di Torino, la Città metropolitana di Torino, il Forum regionale per l’educazione e la scuola, i dipartimenti didattici dei musei, ITER e il Coordinamento pedagogico dei servizi educativi della città.

    Un grazie anche a Fondazione PAIDEIA e alla Fondazione Agnelli.
    E non solo per i contenuti che hanno arricchito il Festival, ma per il supporto prezioso alla realizzazione di questo evento devo ringraziare: Compagnia di San Paolo, FONDAZIONE CRT, Lavazza e Reale Mutua Assicurazioni.

    Questa è la terza edizione del Festival.
    La prima, l’edizione pilota, nel 2015, la seconda, che ho ereditato in corsa, nel 2016.
    A quel punto ci siamo chiesti cosa fare, se continuare e perché, con quale obiettivo.
    A me è stato chiaro fin da subito che avremmo dovuto continuare perché l’obiettivo era quello di avere un momento – gioioso – come la parola Festival evoca, un appuntamento fisso per incontrarsi e riflettere sui temi dell’educazione e della scuola.

    Temi assenti dal dibattito politico quanto dal discorso pubblico in generale.
    E questa assenza in parte contrasta con il fatto che la scuola è chiamata in causa dalla società in chiave di delega:
    ”la scuola dovrebbe…”
    “a questo dovrebbe pensare la scuola….”
    tutte affermazioni corrette, nella maggior parte dei casi.
    Raramente però a queste invocazioni si accompagna uno sguardo attento, una lettura approfondita, una riflessione documentata e aperta sulle sfide che scuola e l’università devono affrontare.
    È un po’ come se questo mondo, da solo, possa vivere e alimentarsi solo con le proprie forze.

    Quindi crediamo che di scuola e di educazione occorra parlare di più, anche in ambiti non specifici, e soprattutto occorra parlarne in modo positivo e propositivo, anche perché quando se ne parla sui mezzi di comunicazione, di solito se ne parla in chiave negativa.
    Il che non significa, sia chiaro, volgere lo sguardo dall’altra parte rispetto ai problemi che tutti noi conosciamo – dispersione scolastica, bullismo, il venir meno della funzione di ascensore sociale dell’istruzione – ma significa invece affrontare questo quadro con piena contezza di ciò che esiste e funziona.

    E vogliamo provare a parlarne anche uscendo dalla scuola e dall’università, dai luoghi dell’educazione formale, provando a contaminare mondi altri …troverete infatti nel programma appuntamenti dedicati alla relazione tra città e democrazia, all’arte come valore economico e culturale, all’agonismo come una combinazione di diversi valori.

    Crediamo nell’aprire la città a momenti di incontro in cui mettere al centro il mondo dell’educazione, in senso ampio, sia non solo giusto e opportuno ma necessario. Ed è ciò che questo festival vuole fare.

    Inoltre sono convinta che Torino abbia tutte le caratteristiche per porsi quale città di riferimento per riflettere sull’educazione. E qui mi rivolgo al Sottosegretario Salvatore Giuliano che ringrazio per la presenza.

    Nella nostra città c’è una storia importante, di investimento nei servizi educativi per la prima infanzia – penso di anni settanta e ottanta – nel supporto alla scuola dello stato, ma anche in attività educative trasversali: biblioteche, laboratori, attività culturali diffuse e rivolte a tutta la popolazione; abbiamo due importanti università. Tutti investimenti che hanno posto le basi per la costruzione di Torino come Città Educativa.

    E ricordo qui che Torino ha fondato, nei primi anni ’90, insieme a Barcellona e Rennes, l’ Associazione Internazionale Città Educative e nel 2016, è stata prima città Learning Cities dell’Unesco in Italia.

    C’è una storia, dunque. Ma c’è anche un presente, che di quella storia è figlio, e che vogliamo mettere in luce; vogliamo far vedere questa Città Educativa, vogliamo rendere protagonisti chi nella nostra città agisce l’educazione nel quotidiano: scuole, agenzie educative, musei, enti pubblici e privati.

    Crediamo quindi che l’attenzione al sistema educativo nel suo complesso dal nido all’università sia un tratto che definisce l’identità del nostro territorio.

    Torino, da chi di queste cose si occupa, è riconosciuta sul piano nazionale e internazionale come città all’avanguardia nel pensiero pedagogico ed educativo.
    Vogliamo lavorare su questa identità, rappresentarla adeguatamente e rilanciarla, e il Festival è anche questo: un’opportunità per mettere in relazione il patrimonio educativo della città, non per guardarlo con nostalgia ma come a un elemento prezioso su cui fare leva per guardare al futuro in un’ottica di rilancio e rinnovamento.

    E ci tengo anche a sottolineare la capacità di Torino di fare rete tra soggetti pubblici e privati: questo è un elemento che caratterizza la nostra città, in specie nel campo dell’educazione.

    I soggetti privati presenti sul territorio portano avanti in modo strutturale investimenti ma anche pensiero sull’educazione; un esempio è “Torino fa Scuola” un progetto di riqualificazione di edifici scolastici nato da un’idea e un finanziamento di Fondazione Agnelli e Compagnia di Sanpaolo, e sempre con Compagnia penso al progetto Riconnessioni o al progetto SAM nato nel Comune di Torino, e che portiamo avanti con Fondazione per la Scuola.

    Penso ai tanti progetti che abbiamo con l’Università di Torino, ne cito alcuni a cui tengo particolarmente:
    il Plurilinguismo che mira a valorizzazione la lingua madre, i corsi di italiano L2 per stranieri, tutti progetti e azioni di fondamentale importanza per l’inclusione sociale, perché l’inclusione oltre a essere un valore in se, accresce quel mosaico di culture – di cui ha parlato il Presidente Sergio Mattarella pochi giorni fa all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Torino – che costituisce la disomogeneità, che arricchisce il pensiero, apre la mente; ed è l’apertura verso culture e sguardi diversi che generano la creatività e quindi generano innovazione.

    Torino, infatti, scommette sul suo ruolo di città innovativa, ruolo in cui credo, un laboratorio e luogo di sperimentazione. Ma come ho detto prima non c’è innovazione senza creatività.

    E quindi arriviamo alla prima “C” che ci conduce al tema, “Educare al pensiero creativo, critico e civico”: che vuole evidenziare un filo, per cui dal pensiero creativo, non omologante, da stimolare durante la prima infanzia che aiuta il pensiero divergente, per poi svilupparsi in pensiero critico nel corso dell’educazione scolastica, universitaria, famigliare e non solo, e favorisca a sua volta il pensiero civico che consente di essere cittadini consapevoli.

    C Come Creativo, Civico e Critico è anche il titolo del libro, che accompagna il Festival: dieci parole che sono state risignificate dai componenti del comitato scientifico alle quali si è aggiunto il contributo di Carlo Olmo e Chiara Saraceno, che ringrazio per la disponibilità. Ricordo che i proventi delle vendite del libro saranno destinati a Casa Ugi / O.I.R.M.

    Per continuare il gioco con le C mi viene da dire che questo è un Festival Controcorrente, perché si parla di pensiero critico e civico mentre il presente in cui siamo immersi, pare andare in direzione opposta.
    Viviamo una Crisi, legata alla carenza di Civismo. Intolleranza, pregiudizio, discorsi d’odio sono in forte aumento. E purtroppo non solo sui social. Ed è interessante riflettere sul legame tra pregiudizio, rigidità, chiusura e carenza di strumenti interpretativi, oltre che di nozioni.

    La sensazione è che manchi la capacità di distinguere, di valutare le informazioni e di giudicarne la coerenza, e ciò che si impoverisce è la capacità di dialogare, e di dialogare senza conflitto: si polarizzano le idee, si radicalizzano e irrigidiscono le posizioni, ci si schiera dietro slogan e parole d’ordine ridotte a una sola dimensione, in una iper-semplificazione che fa tabula rasa della complessità e dell’articolazione del pensiero.

    Ed è in quella tabula rasa, che si perdono gli immaginari, ed è in quel vuoto che si rivela la carenza di pensiero critico. E in una condizione come questa mancano gli orizzonti utopici a cui aspirare, orizzonti, magari anche distanti, ma comunque generatori di slanci. Ma dietro a questa povertà di immaginario non possiamo nasconderci che c’è anche una povertà di linguaggio.

    Parte della società in cui viviamo usa un lessico non appropriato, non adeguato e soprattutto depauperato.
    “Riusciamo a pensare limitatamente alle parole di cui disponiamo”, diceva Heidegger. Occorre ripartire da qui.
    Riconquistare le parole, giocare con le parole, divertirci anche a risignificarle perché è anche attraverso il gioco che ce ne si appropria in modo profondo.

    Riconquistare il lessico per riconquistare gli immaginari, per allargare gli orizzonti e con essi lo spazio per il confronto critico che consenta la contaminazione, la mescolanza, lo scambio e in definitiva consenta il costruirsi di una comunità culturalmente ricca, aperta e solidale.

     

     

    daniele

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